La Marchisio Family entra nella Fivi: non poteva mancare, tra i vignaioli indipendenti che tutelano la genuinità contadina

Può sembrare l’ennesima medaglia, e forse lo è: in un certo senso, la Marchisio Family non poteva mancare nell’altra grande famiglia, quella della Fivi, autentica custode dell’eccellenza vinicola italiana affidata alle produzioni squisitamente artigianali e eco-sostenibili. «Mi è sempre piaciuta l’etica della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti», ammette Sergio Marchisio: «E’ un network che premia la tenacia e la serietà di chi si impegna a offrire un prodotto genuino, sano, basato su lavorazioni rigorosamente pulite e senza ricorrere a strani artifici, in cantina». Buono, pulito e giusto: il motto di Slow Food sembra attagliarsi perfettamente allo stile dei 1300 viticoltori oggi aderenti alla Fivi, in piena sintonia con gli omologhi francesi, svizzeri, spagnoli e di ogni altro angolo dell’Europa che produce qualità assoluta, nel bicchiere. Aziende spesso familiari, medio-piccole, orgogliosamente fiere della biodiversità dei loro vini: un patrimonio che resta al riparo dalle tentazioni dell’industria.

Con le sue varietà del Roero – come l’Arneis – e gli altri grandi vitigni piemontesi, Barbera e Nebbiolo in primis, la Marchisio Family contribuisce ora a rafforzare la voce della Fivi, che difende le piccole produzioni e la dignità contadina del vignaiolo. Valori aggiunti, a casa Marchisio: la certificazione biologica e la viticoltura biodinamica. E poi l’incessante ricerca per la naturalità, come quella testimoniata dall’uso dell’anfora: il Valmaggiore è stato il primo Nebbiolo, in Piemonte, vinificato in ceramica. Un esperimento felice, replicato con il Pinot Nero: in primo, nel Roero, a essere affinato nei recipienti di terracotta. Nata nel 2008 all’insegna della trasparenza assoluta – in vigna e in cantina – la Fivi si batte per l’anima più sincera del vino italiano: quella che preserva, con la viticoltura artigianale, le colline più belle del mondo. «La nostra adesione alla Fivi è più che convinta – dice Sergio Marchisio – ed esprime anche un auspicio: che il 2021 aiuti tutti a guardare al futuro con rinnovata fiducia».

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