Nuovi vigneti per la Marchisio Family: Barbera e Pinot Nero, due ettari al Bricco Medica di Priocca. «Così scommettiamo sul futuro della nostra terra»

«Crediamo nelle nostre colline e nel nostro vino: siamo sicuri che sarà la Terra, anche stavolta, ad avere l’ultima parola». E lo dice Sergio Marchisio, un uomo che ama esprimersi con i fatti. Lo dimostra l’ultima impresa della Marchisio Family, che in questi giorni ha fatto un altro passo importante: due nuovi ettari di vigneto, con impianti di Pinot Nero e Barbera, a due passi da Castellinaldo. La collina è il Bricco Medica, di Priocca. «Abbiamo appena finito di preparare il terreno, e ora piantiamo le barbatelle». Una gran bella notizia, proprio mentre l’Italia soffre ancora per l’emergenza coronavirus. «Piantare viti significa scommettere, ancora una volta, sul futuro». Volendo, tutto questo ricorda un gesto biblico: le viti che piantò Noè, alla fine del diluvio. Scherzi a parte: l’origine del vino viene proprio dall’Armenia, la patria delle anfore. E sono proprio di ceramica i recipienti in cui i vini biodinamici di Sergio Marchisio si affinano. Saranno anfore ad accogliere anche la Barbera e il Pinot Noir che verranno vendemmiati al Bricco Medica di Priocca.

Sergio Marchisio è un grande sperimentatore: il primo a spumantizzare l’Arneis, il primo a vinificare in anfora il Nebbiolo (dal cru Valmaggiore, di Vezza d’Alba) e il primo – nel Roero – a produrre il Pinot Nero in Anfora. «Amo moltissimo il Pinot Noir, e ci tenevo a scoprire come potesse esprimersi sulle nostre colline». Il primo test si è rivelato più che incoraggiante, dal vigneto coltivato nella rinomata conca di Bussia, a Monforte d’Alba. «Grande risultato: le prime duemila bottiglie sono andate a ruba». E ora, con il nuovo vigneto del Bricco Medica, la produzione sarà sensibilmente incrementata. E sempre con le regole naturali della Marchisio Family, certificata biologica e fedele ai dettami della viticoltura steineriana. E’ una scommessa con se stessi, basata sulla terra: «Siamo e restiamo contadini, e la nostra strategia è quella indicata da Rudolf Steiner: se restituisci al suolo la sua fertilità, poi il vino ti ripaga nel bicchere, con profumi eccezionali e la massima naturalità».

Tutto questo è ancora più confortante in piena stagione di coronavirus, con il mondo intero alle prese con la minacciosa pandemia: non sarà il diluvio universale di Noè, ma poco ci manca. Ed è proprio nei momenti difficili che si vede il cuore autentico del Made in Italy, di cui il vino del Piemonte (e del Roero) rappresenta un’eccellenza assoluta, un ambasciatore prezioso di territori inclusi nel patrimonio dell’Unesco. Fabio, Ivo ed Elena Marchisio sono accanto a Sergio in questa nuova, entusiasmante impresa: dimostrare, una volta di più, che scommettere davvero sulla propria terra, interpretata in modo biodinamico, significa guardare con fiducia al futuro. Un futuro che in casa Marchisio profuma anche di antico, come le anfore che – da cinquemila anni – custodiscono il segreto di un’alchimia perfetta: lasciar crescere il vino in tutta la sua profondità ma mantenendone intatta la freschezza, nella fragranza di un’eterna giovinezza.

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