Giove e Saturno: il prodigio del Solstizio sulle colline dove cresce, anno dopo anno, l’armonia dei vini biodinamici fatti con amore

Sono proprio i momenti difficili a temprare la forza morale, l’istinto che governa chi si prende a cuore la terra dov’è nato. Il fatidico 2020 sta per finire, e ha messo a dura prova il mondo intero. «Noi stessi, produttori di vino, ne abbiamo risentito», conferma Sergio Marchisio. Non è un segreto per nessuno: il blackout dell’economia, indotto dal coronavirus, ha reso difficoltoso l’export soprattutto verso gli Stati Uniti, voce importante nel bilancio del vino piemontese. «Ma niente paura: i momenti di crisi ci sono sempre stati. E servono anche per guardarsi dentro e crescere ancora, migliorarsi, trovare nuove ragioni per rinnovare la fiducia nel futuro». Pioniere della viticoltura biodinamica nel Roero, Sergio è un grande appassionato di alchimia: sa benissimo che è profondamente alchemico il processo che permette all’uva di trasformarsi in vino, attraverso il “miracolo” della fermentazione. L’alchimista, come anche il contadino, è abituato a guardare il cielo: e sa che quest’anno, lunedì 21 dicembre, il preludio alla “rinascita del Sole” sarà particolarmente emblematico, grazie allo spettacolare allineamento di due grandi pianeti, Giove e Saturno.

Per gli amanti dell’astrologia, il momento si prospetta carico di significati simbolici: Giove e Saturno si incontrano in quella che viene definita “Grande Congiunzione”, proprio il giorno del solstizio. «E’ una congiunzione fortissima», dicono gli astrologi, «perché decreta l’inizio di una serie di congiunzioni nell’elemento Aria, dopo quasi due secoli di congiunzioni nell’elemento Terra». Gli ottimisti sono convinti che il mondo, dopo aver affrontato prove terribili, sia alla vigilia di una sorta di rinascita. L’alchimista-winemaker è il primo a sapere che la vita (del vino) comincia proprio dalla “morte” (apparente) della forma vitale precedente, quella dell’acino e del grappolo. «Non a caso – sottolinea Sergio Marchisio – ho voluto che sulle mia anfore fosse impresso il marchio dell’Ouroburo, il serpente che si morde la coda, avviluppato attorno all’uovo primordiale». Messaggio chiaro: circolarità. Vita, morte e rinascita: un copione recitato ogni anno dalla natura, lungo la sequenza delle stagioni. «Sembra banale, ma non lo è: diventarne consapevoli aiuta a vivere meglio».

A quanto pare, aiuta anche il vino: è estremamente armonica, infatti, l’evoluzione dei vini della Marchisio Family. I simboli si susseguono, in una cantina dove le anfore di ceramica (omaggio alla vinificazione ancestrale, caucasica) stanno rimpiazzando gradualmente le botti di legno. E le anfore di Sergio Marchisio poggiano su piedistalli triangolari: quasi che passato, presente e futuro si sposassero, alchemicamente, come nel caso delle mitiche “nozze chimiche” capaci di fondere materia e spirito. Pensieri fuori luogo? Non nella Maschisio Family, dove – attraverso le pratiche raccomandate da Rudolf Steiner – è come se il vino unisse terra e cielo in un unico abbraccio, fatto di profumi e memorie. Il cumulo biodinamico, l’acqua dinamizzata contenente l’humus ricavato dal corno-letame: informazioni preziose, che le viti ricevono. Una delicatezza che poi ripagano a meraviglia, nel bicchiere. Questo, sì, è un piccolo segreto: e gli appassionati seguaci della Marchisio Family lo apprezzano infinitamente. Va da sé che il 21 dicembre brinderanno anche loro, tutti insieme, salutando l’imminente resurrezione del Sol Invictus.

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