Sergio Marchisio, 60 anni di emozioni: missione, far parlare il vino come nessun altro. In ogni bicchiere, una pagina di storia dell’universo

Una vita a metà strada fra terra e cielo, vigneti e stelle. Cos’è che rende eccezionale una storia come quella di Sergio Marchisio? Se lo domanda chiunque assaggi uno dei suoi vini: Arneis o Barbera, bollicine, Nebbiolo o Pinot Nero in anfora. Esplosioni, profondità, fragranze. Una pienezza che sale direttamente dal suolo per poi incontrare il sole e la pioggia, fino a trovare il luogo segreto, misterioso, in cui si realizza un’alchimia irripetibile. Non è solo una questione di amore per le proprie colline, dove la fedeltà alle radici familiari si è evoluta nella continua ricerca della purezza ancestrale, dell’essenza dei vitigni, attraverso il profondo rispetto per la natura da cui nasce la viticoltura biologica. Si sente, eccome, la grande lezione biodinamica di Rudolf Steiner: il meglio fiorisce da qualcosa che ha a che fare con il cuore dell’uomo e con lo spirito dell’universo, se si è capaci di vedere che un semplice calice può raccontare, ogni volta, la storia del mondo. A fare la differenza è proprio questo: lo sguardo dell’artefice, del vero trasformatore che sa mettersi al servizio di tutto quello che la vite può dare, aiutandola a esprimere la propria anima.

Attorno a Sergio, che il 19 luglio compie sessant’anni (e fra qualche mese sarà nonno per la terza volta!) la Marchisio Family si stringe, con tutto il suo affetto e la sua gratitudine. Sa bene che il suo sorriso continua a vigilare sui vigneti, sempre più verdi e rigogliosi, che sono cresciuti in modo naturale grazie alla sua passione e alla sua grande esperienza. E’ un onore, lavorare con un artista del vino: un uomo capace – come pochi – di interpretare alla perfezione qualsiasi riflesso stagionale, sapendo leggere sentori, accenti e sfumature. La stessa storia di Sergio Marchisio documenta il coraggio dei veri pionieri: è stato il primo a impiantare l’Arneis a Castellinaldo, il primo a spumantizzare l’Arneis, il primo a vinificare il Nebbiolo in anfora, il primo nel Roero a produrre il Pinot Nero in recipienti di ceramica. Esperimenti felici: il primo Nebbiolo Rosè metodo classico, la scelta coraggiosa del tappo a vite anche per bottiglie importanti come il Valmaggiore, grande Nebbiolo biodinamico (in anfora) che nasce dalle sabbie marine di Vezza d’Alba. Un cocktail di freschezza sempreverde e capace, al tempo stesso, di evoluzioni senza fine.

Chi conosce Sergio Marchisio sa perfettamente che non si tratta soltanto di un maestro del vino piemontese biologico e biodinamico. Non c’è solo tecnica, nella costante ricerca del miglior risultato possibile: è come se un fiuto segreto guidasse l’alchimista, nel suo rapporto intimo con la materia naturale. Un tocco magico, quello dei fuoriclasse: un fatto di istinto, una sapienza spontanea e lungamente coltivata. C’è una profonda matematica in ogni cosa: anche nelle emozioni. La differenza sta nell’esserne pienamente consapevoli, facendo della propria stessa vita una straordinaria palestra per studiare la meraviglia che ci circonda. Il regalo più bello, che si rinnova ogni giorno, è proprio questo: avere occhi nuovi, con cui guardare il mondo, sapendo sempre capovolgere l’apparenza. Anche così nascono i grandi vini: sono figli di pensieri lunghi, che fermentano in cantina. Quando poi scivolano nel bicchiere, ti parlano direttamente: ti confermano che l’infinito può svelarsi in un sorso irripetibile. E allora scopri che niente è lontano, nessuno è estraneo, tutto ci riguarda da vicino: dipende solo da noi. Perché il vino contiene memorie profonde, antiche come la Terra: l’importante è saper farlo parlare. E’ questa, la lezione del maestro di Castellinaldo.

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